L’orso di Otro: la nascita di una leggenda
Nei boschi tra Alagna e Riva Valdobbia, l’inverno del 1774 aveva steso una neve silenziosa, uniforme, come un mantello su tutto il paese di Otro. Non era certo una novità per la gente del posto: dicembre era sempre stato il momento in cui la coltre bianca era solita coprire ogni abitazione e ogni prato, oltre alle cime montuose.
In quei giorni il vento penetrava nelle ossa e gli uomini parlavano a mezza voce, con la paura e l’ammirazione mescolate.
Si diceva infatti che un orso gigantesco si aggirasse tra i pini e le rocce. Era l’ultimo della sua specie e si diceva che chi lo avesse incontrato non avrebbe mai dimenticato il suo passo pesante sulla neve.
Marco Montanari aveva saputo dell'animale e desiderava trovarlo. A tutti i costi. Camminava lungo il sentiero ghiacciato, giorno e notte. Il respiro si condensava nell’aria fredda. Accanto a lui, Lucia. Si stringeva la sciarpa attorno al collo, i capelli legati male dal vento.
“Lo vedremo davvero?” chiese, senza speranza né dubbio.
“Lo vedremo,” rispose Marco, con la calma di chi sa che l’azione è inevitabile, e che la paura è parte del mondo.
“E se saremo attenti, lo ricorderemo per sempre.”
Non fu una battuta facile. Giorni interi tra trappole e appostamenti, notti in cui il silenzio pesava più della neve, e infine il momento arrivò.
L’orso fu ucciso, ma non con la gioia del cacciatore: con la gravità di chi comprende che qualcosa di antico e potente se ne va per sempre.
“Non possiamo lasciarlo sparire,” disse Marco, la voce bassa, quasi un sussurro per il bosco. “Dobbiamo conservarne qualcosa. Così che il mondo non lo dimentichi.”
La zampa fu scelta, pulita e portata sul colmo della casa dei Montanari. Là rimase, alta, visibile a chi passava. Gli abitanti di Otro cominciarono a raccontare storie: che la notte tremava leggermente, che il vento fischiava come la respirazione dell’orso.
Passarono decenni. Nel 1875, la zampa entrò al Museo Calderini, annotata con precisione: “Zampa dell’ultimo orso vedutosi in Valsesia ed ucciso nel 1774 nei monti fra Alagna e Riva Valdobbia.” Eppure, tra le teche e le luci della sala, qualcosa restava: il silenzio dei boschi, il passo pesante nella neve, il respiro dell’ultimo orso della Valsesia.
Chi si ferma davanti alla zampa oggi, chi la osserva con calma, può quasi sentire il battito lento e profondo della valle, e capire che non è solo un reperto: è memoria, leggenda, un pezzo di solitudine custodito tra vetro e polvere.
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| Zampa dell’orso di Otro, Museo Calderini, Varallo, inv. A042M. Archivio fotografico del Museo Calderini di Varallo, foto Andrea Macchia, Torino |
Questa briciola si ispira alla storia vera dell'ultimo avvistamento dell'orso in Valsesia nella seconda metà del Settecento. Per approfondire l'argomento si consiglia la consultazione degli atti del convegno "La presenza storica di Lupo, Lince e orso nel Piemonte Orientale", 2019, consultabili anche online.




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